Forme d’arte e criteri di creatività dello spirito nelle categorie simboliche dell’uomo

Forme d’arte e criteri di creatività dello spirito nelle categorie simboliche dell’uomo

Un senso d’infinito ci sorprende quando contempliamo il cielo notturno, l’orizzonte sul mare limpido, le cime innevate dei monti tra i caldi e variegati colori del tramonto. È uno dei sentimenti fondamentali che muovono l’anima umana e la proiettano in una dimensione trascendente, oltre il visibile, oltre i quotidiani avvenimenti e la logica razionale. Questa premessa introduce il mio discorso sull’arte e in particolare sulla scrittura.

Ma cos’è l’arte? Perché l’arte? A che scopo scrivere? A che scopo dipingere? Diciamo subito che la bellezza non ha uno scopo immediato come non ce l’ha l’amore. Vivono di luce propria. Sono condivisione di gioia e di letizia. Così pure la vita non ha un senso immediato e la rosa non ha una utilità evidente e non ostenta sé stessa e la propria graziosa forma. Il senso si rivela vivendo e vivere è di per sé un’arte. Si può dire però che essa esprime l’universalità dell’essere, i princìpi e i sentimenti fondamentali dell’uomo nella consapevolezza e nella sensibilizzazione del cuore, intendendo per cuore la sintesi del reale, l’essenza delle cose e quindi anche di una persona. È cioè sensibilità, logica, volontà, intuizione intellettuale insieme. L’artista vive il sentimento dell’immortalità, del mistero dell’armonia che c’è nella sua opera, la percezione della bellezza senza tempo che si manifesta nelle singole bellezze. Basta pensare a opere come La gioconda di Leonardo Da Vinci o La nascita di Venere del Botticelli o Le rime del Petrarca o I Canti di Leopardi o I Sonetti di Shakespeare. Trasmettono emozioni di sublime grandezza.

Scrivere è una missione come altre. È comunicare se stessi oltrepassando se stessi per incarnarsi nelle parole, nei suoni, nei silenzi e vibrare in sintonia con la musica celeste.

Vorrei soffermarmi adesso sulle differenze tra prosa e poesia. Poesia è amore che si fa parola, che si fa luce, è unità di sensi e intelletto, di bellezza e verità come ogni opera d’arte che accende nell’osservatore o nell’uditore il fuoco della conoscenza interiore e radicale, della visione unitaria del mondo. Sensibilizza al riconoscimento dell’abitare in noi della gioia, della rimembranza del nostro autentico Io in comunione con la coscienza cosmica totalizzante. E quindi alla consapevolezza della personalità non divisa nei vari copioni da recitare sul palcoscenico della storia. La poesia esprime l’universalità dell’esistere con l’uso di simboli, metafore, allegorie. Non ha di mira il dettaglio isolato dal contesto generale né l’analisi meticolosa e particolare di un oggetto ma la sua essenza, cioè la sua natura essenziale.

La prosa rivela invece maggiormente una situazione individuale, in certi casi storicamente definita o inquadrata oggettivamente nel tempo e nello spazio. Utilizza un linguaggio più logico e meno onirico ma pur sempre creativo. Entrambe le forme di espressione hanno in comune la metodologia di lavoro, una organizzazione, delle regole, un bagaglio lessicale, una dizione, un piano prospettico che si focalizza attorno a delle tematiche centrali e a delle parole chiave. E naturalmente l’ispirazione che equivale, come dice la parola, ad essere pieni dello spirito creatore, dello stato di grazia. Il concetto è un elemento che caratterizza maggiormente la prosa e serve a descrivere caratteri, eventi, legami logici. Ma nessuna prosa è pura. C’è poesia nella prosa e viceversa. Il ritmo, la rima, la musicalità, il simbolo, la cura della dizione, la metrica, sono il linguaggio poetico che si allaccia sempre al canto ancestrale, alla parola cantata, al mito antico delle tradizioni primordiali, al suono melodioso che rimanda al silenzio che è principio d’armonia. I poemi antichi erano cantati più che letti. I bardi ne sono un esempio. E la sapienza era trasmessa in forma orale e poetica. L’espressività lirica lascia trasparire sentimenti umani universali come la meraviglia, l’angoscia, lo stupore, il senso del bello, del mistero, della solitudine, dell’interdipendenza degli esseri nella natura e anche della tragicità della vita e della sua gloria.

Il teatro è l’arte più sintetica perché rappresenta il mondo nel suo apparire istantaneo, formale, nella piena realizzazione della parola sulla scena dell’essere, non solo scritta ma recitata, cantata, cadenzata, evidenziata, vissuta e avvolta da tutte le tonalità espressive delle vicende umane.

Il teatro nato nella Grecia antica come strumento dell’anima per far risuonare se stessa e illustrare al pubblico la tragicità delle cose e allo stesso tempo la loro comicità.

Tragedia e commedia come i due poli dell’esistenza. Desideri e paure sono le basi dei sentimenti e delle idee, semi di tutte le storie e di tutti i racconti. Amore e morte legati nello scenario umano e nel movimento cosmico.

L’arte non è copia della realtà o piacevole intrattenimento o esposizione decorativa. Non è imitazione dell’imitazione delle idee come pensava Platone che vedeva separati i mondi celesti e terreni, l’iperuranio e la materia. In realtà l’arte collega struttura naturale e struttura intellettuale. Lo spirito abita la forma e la illumina come ad esempio nelle icone.

Vorrei dire ora qualcosa riguardo allo stile. Che cos’è lo stile? E’ qualcosa che concerne tutti gli aspetti della vita e non soltanto l’ambiente artistico. Ha poco a che fare con la moda, con le forme grammaticali, la geometria delle parole, la sintassi o i movimenti storici e le tendenze culturali e ideologiche. E’ forma mentis della struttura caratteriale. Stile è luce essenziale che appare nella sua profondità e autenticità e lascia trasparire il soffio indelebile dell’idea e della sensazione in cristallina forma con leggerezza. E’ comunicazione semplice della natura. Ma esso non esclude un percorso di ricerca. Non è completamente innato e pronto all’uso. E’ anche pulizia dalle incrostazioni delle vecchie abitudini meccanicamente apprese, delle ipocrite maniere, degli schemi pregiudiziali e dei luoghi comuni. Ognuno ha un proprio stile perché ogni persona è un universo di grazia ma ciò che accomuna tutti gli stili è l’equilibrio di contenuto e forma, di essere e pensiero. Ad esempio lo stile classico è simmetria delle forme di apollinea beltà come nei templi greci e nelle statue di Ercole o di Apollo. Lo stile gotico è invece slancio verso il cielo, esaltazione di un percorso spirituale come nella cattedrale di Chartres o nel Duomo di Milano. In entrambi è presente la sezione aurea che mette in evidenza dei rapporti numerici perfetti nella proporzione di 1,6180.

Nella società contemporanea assistiamo a una perdita della ricchezza del linguaggio, di idiomi, dialetti, vocaboli, descrizioni. Con Dante la lingua italiana ha trovato una struttura solida carica di dolci tonalità. La sua opera concilia la musicalità dell’arte e il pensiero filosofico e teologico. Ma l’endecasillabo e la metrica hanno perso oggi parte del loro splendore anche se sono rimasti vivi in tanti grandi poeti contemporanei come Montale o Pasolini. La poesia d’avanguardia ha perso lo smalto della grande tradizione. L’architettura la sua dimensione sacra e sapienziale. La musica il suo ritmo commovente. L’arte però non evolve come un prodotto di laboratorio. Si diversifica ma non è legata al tempo. L’utilitarismo della società dei consumi e la mercificazione delle cose non riconoscono più la Bellezza in sé ma solo il gusto relativo che è legittimo quando non pretende a sua volta un carattere di assolutezza. Bellezza in sé è il donarsi della luce. Manca una vera educazione estetica nelle scuole che sappia armonizzare politica, etica, scienza e filosofia. Questo perché è stata relegata lungo i secoli alla sola sfera sensistica ed emozionale, slegata dalla conoscenza intellettuale.

Lo spirito artistico è invece sintesi di essenza ed esistenza, di natura e cultura, di ragione e sentimento, di universale e individuale.

“La bellezza salverà il mondo” disse Dostoevskij. Si perché assume il ruolo di coordinatrice trascendentale dei princìpi e delle emozioni, della logica e delle intuizioni, del Logos e del Nous, attraverso le vie meditative e contemplative della Metafisica dell’amore, dell’Agape che è l’Arché dell’essere, l’Uno primordiale che tutto unisce e tutto dona.

L’arte non è soltanto espressione di una realtà immediata ma ha anche una dimensione trascendentale che apre i canali di una consapevolezza profonda. E’ sintesi di pensiero ed essere, di bellezza, conoscenza e amore. Un atto estetico è un gesto dell’io nella sua totalità. E l’io è una scintilla divina in noi. L’arte vera unifica il piano emozionale e quello razionale ed esprime l’immortalità dell’essenza del nostro essere. L’arte suprema è quella di vivere e unisce il piano estetico, il piano etico e quello intellettuale.

Nella sua universalità unisce i popoli alla luce del cuore che è appunto il centro della vita in senso lato e apre una nuova aurora di pace e consapevolezza.

L’Italia ha un patrimonio artistico unico nel mondo che rappresenta un orgoglio nazionale e un tesoro per l’umanità ma anche una responsabilità e un impegno alla sua salvaguardia, manutenzione, al suo restauro e diffusione. Il ministero dei beni culturali nei vari governi che si sono succeduti, non ha adempiuto appieno il suo compito di promozione di questo bene storico. Molte sono state le trascuratezze di luoghi, monumenti, siti archeologici di grande importanza culturale, turistica, relazionale con tutti i popoli della terra. Cito alcuni esempi: la città di Pompei il cui quartiere produttivo è stato distrutto, Sibari, Crotone, il teatro di Locri. Molte ville storiche sono state falciate dalla speculazione edilizia. Un 20% di monumenti sono andati perduti. Tuteliamo poco di quello che si scopre. A Verona ad esempio, in piazza Corrubbio è stato realizzato un parcheggio interrato che ha distrutto una necropoli datata tra il III E L’VIII secolo. Anche a Milano è stato costruito un parcheggio nei pressi della basilica di Sant’Ambrogio. Il fatto è stato anche criticato da Vittorio Sgarbi, intenditore della storia dell’arte. A Roma l’urbanizzazione ha insabbiato e rovinato intere aree archeologiche all’ostiense, alla Bufalotta, al Gianicolo che contiene i resti di una villa di Agrippina. Ville, necropoli, templi, acquedotti, ponti, terme, teatri sono stati cancellati. A Vicenza sono stati reinterrati i resti di un acquedotto romano. Il degrado artistico si accompagna a quello del paesaggio e coinvolge l’opera della protezione civile. La speculazione edilizia e il potere mafioso hanno bloccato tante iniziative di sviluppo del turismo soprattutto nel meridione che ha così precluso un progresso economico e culturale in tante regioni d’Italia ed esclusa la possibilità di tanti posti di lavoro.

Occorre ritrovare la sensibilità per la storia. Il passato non è qualcosa di morto ma è presente e incide sulle nostre vite. A scuola è necessario intensificare lo studio della storia dell’arte e del patrimonio storico dei popoli. La cultura è un bene universale e dovrebbe essere a disposizione di tutti. I musei statali dovrebbero essere gratuiti, aperti almeno 6 giorni su 7.
Il cinema italiano ha una storia ricca e gloriosa. L’augurio è che ritrovi il passato splendore. Il film in progetto di Pupi Avati sulla vita di Dante Alighieri promette bene.

Gli atti del convegno internazionale di studi “cinema e identità italiana” (Roma,2017), mettono in luce la molteplicità delle prospettive con cui può essere affrontato il problema dell’identità nazionale. Si è paragonato il neorealismo al grande romanzo americano tra le due guerre. Si è parlato del progetto di rappresentazione dell’infanzia, della relazione tra cinema italiano e dialetto e del modello melodrammatico che ha influenzato tanto il nostro cinema. Nella crisi contemporanea s’impone l’opera filmica di Pippo Delbono che viene dal mondo del teatro e si esprime mediante il linguaggio audiovisivo in perenne ricerca di una condizione umana nuova, connotata di valori etici e sociali profondi. Il Divo di Paolo Sorrentino promuove l’idea secondo cui un film non è una semplice interpretazione soggettiva ma si rinnova il rapporto con la storia attraverso gli eccessi visivi e sonori e il superamento della dicotomia tra realismo e finzione. Importanti sono anche le rassegne del cinema d’essai come il programma Treviglio e lo spazio cinema Anteo di Milano con caffè letterario, sala ciak e l’ufficio scuole con proiezioni per le scuole, corsi e laboratori di educazione all’immagine cinematografica.

In conclusione possiamo lanciare una proposta che coinvolge specialmente prefetti, sindaci e comuni, per l’apertura di spazi pubblici e sale comunali per la presentazione di opere d’arte di artisti sconosciuti che vogliono mettersi in evidenza. Possono essere scrittori, pittori, scultori, gioiellieri, stilisti, registi cinematografici, musicisti, artigiani del legno e del vetro e così via. Le esibizioni ed esposizioni possono essere aperte al pubblico con offerta libera.

PIETRO PIZZICHEMI

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